Altra traccia sublime di Caetano, grandi liriche e grande melodia. La canzone però non sarà mai registrata in studio da Veloso che la passò alla sorella Bethania che la incise per l'album "Memoria da pele", uscito nel 1989. Fortunatamente Caetano dal 2013 ha cominciato ad eseguirla nei suoi concerti con una certa regolarità.
Nel 2003 in un'intervista Caetano ha ricordato la genesi della canzone, ecco le sue parole: “Ho composto questa canzone per Bethânia . Ero a Roma quando un giorno mi sono svegliato e ho visto le macchine impolverate, tutte coperte di sabbia. Ho chiesto: "Ragazzi, cosa c'è in quelle macchine laggiù?". Alcuni italiani, amici miei, hanno risposto: “questa è sabbia che viene dal deserto del Sahara, la porta il vento”. Con quell'immagine, ho subito iniziato a comporre la musica. Il testo parla di “Gita gogóia”, perché il testo di “Gita” dice “Io sono, io sono, io sono…” e perché anche la canzone “Fruta gogóia” è strutturata allo stesso modo “Io sono, io sono, Io sono”. I testi sono un po' contro Paulo Francis, una risposta a quello stile di persone che volevano mancare di rispetto a ciò che era brasiliano a ciò che era baiano.
Ecco l'intervista anche in veste audio:
La canzone nasce quindi come una risposta agli articoli del giornalista Paulo Francis che da New York era solito lanciare strali contro la cultura brasiliana, e in particolare baiana.
Sentiamoci la versione di Bethania e poi una carrellata di versioni dal vivo di Caetano:
Il primo filmato "live" che ci vediamo risale al tour "Abraçaço" del 2013, versione molto bella, tirata ed elettrica:
Nel 2017 Veloso lancia il tour familiare, intitolato "Ofertorio", in cui per la prima volta si esibisce insieme ai tre figli, Moreno, Zeca e Tom. Rispetto alla precedente è una versione più pacata, acustica:
Chiudiamo con un'altra versione acustica, eseguita nel dicembre 2020 durante un concerto eseguito in streaming, causa covid. Un'ora e quarantacinque minuti in cui Caetano attinge al suo vasto repertorio, alternando classici a pezzi meno noti. Non manca "Reconvexo" eseguita insieme al figlio Moreno:
RECONVEXO
Eu sou o vento que lança a areia do Saara
Sobre os automóveis de Roma
Eu sou a sereia que dança
A destemida Iara [1]
Água e folha da Amazônia
Sou a sombra da voz da matriarca da Roma Negra [2]
Você não me pega
Você nem chega a me ver
Meu som te cega, careta, quem é você?
Que não sentiu o suingue de Henri Salvador [3]
Que não seguiu o Olodum [4] balançando o Pelô [5]
E que não riu com a risada de Andy Warhol
Que não, que não e nem disse que não
Eu sou um preto norte-americano forte
Com um brinco de ouro na orelha
Eu sou a flor da primeira música
A mais velha
A mais nova espada e seu corte
Sou o cheiro dos livros desesperados
Sou Gita Gogóia [6]
Seu olho me olha mas não me pode alcançar
Não tenho escolha, careta, vou descartar
Quem não rezou a novena de Dona Canô [7]
Quem não seguiu o mendigo Joãozinho Beija-Flor [8]
Quem não amou a elegância sutil de Bobô [9]
Quem não é Recôncavo e não pode ser reconvexo [10]
TRADUZIONE
Io sono il vento che lancia la sabbia del Sahara
Sulle automobili di Roma
Sono la sirena che balla
L'impavida Iara
Acqua e foglia dell'Amazzonia
Sono l'ombra della voce della matriarca della Roma Nera
non mi capisci
Non mi vedi nemmeno
Il mio suono ti acceca, ben pensante, chi sei tu?
Chi non ha sentito l'altalena di Henri Salvador
Chi non ha seguito Olodum oscillando Pelô
E chi non ha riso con la risata di Andy Warhol
Quel no, quel no e non ho nemmeno detto no
Sono un forte negro americano
Con un orecchino d'oro nell'orecchio
Sono il fiore della prima canzone
Il più vecchio
La spada più recente e il suo taglio
Sono l'odore dei libri disperati
Sono Gita Gogoia
Il tuo occhio mi guarda ma non riesce a raggiungermi
Non ho scelta, ben pensante, scarterò
Chi non ha recitato la novena di Dona Canô
Chi non ha seguito il mendicante Joãozinho Beija-Flor
Chi non amava la sottile eleganza di Bobô
Chi non è Recôncavo e non può essere reconvesso
[1] Iara o Uiara (dal termine in lingua tupi 'y-îara "signora delle acque") o "Madre dell'acqua" secondo il folklore brasiliano è un personaggio mitologico con caratteristiche di sirena
[2] La città di Salvador era detta negli anni 1920-30 la Roma Nera perché vi abitava la maggior percentuale di popolazione nera fuori dall'Africa
[3] Il cantante francese Henri Salvador visse a lungo a Rio de Janeiro
[4] Olodum è un bloco-afro (gruppo organizzato con ispirazione nella musica e cultura africana), del carnevale della città di Salvador.
Fu fondato il 25 aprile 1979 durante il carnevale con l'intenzione di creare un divertimento per gli abitanti del quartiere del Pelourinho, garantendo loro il diritto di festeggiare il carnevale di forma organizzata.
[5] Il Pelourinho, popolarmente detto Pelô è un quartiere del centro storico della città di Salvador de Bahia.
Letteralmente pelhorinho in portoghese significa il palo della gogna, dove gli schiavi venivano fustigati. Tale nome venne a Salvador dato prima alla piccola piazza triangolare nel cuore della città dove si svolgevano le flagellazioni pubbliche, poi finì per dare in nome a tutto il quartiere alto della città, corrispondente al nucleo storico dell'insediamento.
[6] Caetano ha spiegato che questo nome si riferisce a due canzoni: Gita di Raul Seixas che si ispira a sua volta al testo indiano Bhagavad Gita e Fruta Gogóia, cantata da Gal Costa. In pratica sta a significare il potere della musica nata dalle contaminazioni di diverse culture.
[7] Claudionor Viana Teles Veloso (1907-2012), la madre di Caetano e di Maria Bethânia
[8] Joãosinho Trinta (1933-2011) direttore delle parate del carnevale di Rio che rivoluzionò l'estetica del carnevale negli anni '80.
[9] Raimundo Nonato Tavares da Silva, detto Bobô (Senhor do Bonfim, 28 novembre 1962), calciatore dotato di un'innata eleganza nel gioco che portò il Bahia alla vittoria nel 1988 segnando 9 gol in una storica finale.
[10] Il Recôncavo baiano è una regione che si trova intorno alla Baia di Todos-os-Santos nello stato di Bahia. Qui Veloso gioca rovesciando il concavo nel convesso e inventando il neologismo Reconvexo.
La musica è qualcosa di totalmente libero dal potere, che non può essere etichettata in un senso o nell'altro perché è oltre ogni appartenenza, rifugge ogni purezza razziale e culturale.
ACCORDI
[Intro] D A7 D A7
E|------------------------------------------|
B|----7-7-----7-7------5-5-----5-5----------|
G|--7-7-7-7-7-7-7--7-6-6-6-6-6-6-6-6--------|
D|------------------------------------------|
A|------------------------------------------|
E|------------------------------------------|
E|------------------------------------------|
B|----7-7-----7-7------5-5-----5-5----------|
G|--7-7-7-7-7-7-7--7-6-6-6-6-6-6-6-6--------|
D|------------------------------------------|
A|------------------------------------------|
E|------------------------------------------|
E|------------------------------------------|
B|----7-7-----7-7------5-5-----5-5----------|
G|--7-7-7-7-7-7-7--7-6-6-6-6-6-6-6-6--------|
D|------------------------------------------|
A|------------------------------------------|
E|------------------------------------------|
E|------------------------------------------|
B|----7-7-----7-7------5-5-----5-5----------|
G|--7-7-7-7-7-7-7--7-6-6-6-6-6-6-6-6--------|
D|------------------------------------------|
A|------------------------------------------|
E|------------------------------------------|
[Primeira Parte]
D A7
Eu sou a chuva que lança
D
A areia do Saara
A7 D A7
Sobre os automóveis de Roma
D A7
Eu sou a sereia que dança
D
A destemida Iara
A7 D D7
Água e folha da Amazônia
G A7
Eu sou a sombra da voz
D B7
Da matriarca da Roma Negra
Em
Você não me pega
A7 D D7
Você nem chega a me ver
G
Meu som te cega
A7 Bm
Careta, quem é você?
Em
Que não sentiu
A7 D D7
O suingue de Henri Salvador
Em
Que não seguiu
A7 D D7
O Olodum balançando o Pelô
Em
E que não riu
A7 D D7
Com a risada de Andy Warhol
Em
Que não, que não
A7
E nem disse que não
[Segunda Parte]
D A7 D
Eu sou o preto norte-americano forte
A7 D A7
Com um brinco de ouro na orelha
D A7
Eu sou a flor da primeira música
D A7
A mais velha e mas nova espada
D D7
E seu corte
G A7 D
Eu sou o cheiro dos livros desesperados
B7
Sou Gitá, Gogoya
Em
Seu olho me olha
A7 D D7
Mas não me pode alcançar
G7
Não tenho escolha
A7 Bm
Careta, vou descartar
Em
Quem não rezou
A7 D D7
A novena de Dona Canô
Em
Quem não seguiu
A7 D D7
O mendigo Joãozinho Beija-Flor
Em
Quem não amou
A7 D D7
A elegância sutil de Bobô
Em
Quem não é recôncavo
A7 D
E nem pode ser reconvexo
( G D G D )
( G D G D )
( D A7 D A7 )
( G D G D )
( D A7 D A7 )
[Primeira Parte]
D A7
Eu sou a chuva que lança
D
A areia do Saara
A7 D A7
Sobre os automóveis de Roma
D A7
Eu sou a sereia que dança
D
A destemida Iara
A7 D D7
Água e folha da Amazônia
G A7
Eu sou a sombra da voz
D B7
Da matriarca da Roma Negra
Em
Você não me pega
A7 D D7
Você nem chega a me ver
G
Meu som te cega
A7 Bm
Careta, quem é você?
Em
Que não sentiu
A7 D D7
O suingue de Henri Salvador
Em
Que não seguiu
A7 D D7
O Olodum balançando o Pelô
Em
E que não riu
A7 D D7
Com a risada de Andy Warhol
Em
Que não, que não
A7
E nem disse que não
[Segunda Parte]
D A7 D
Eu sou o preto norte-americano forte
A7 D A7
Com um brinco de ouro na orelha
D A7
Eu sou a flor da primeira música
D A7
A mais velha e mas nova espada
D D7
E seu corte
G A7 D
Eu sou o cheiro dos livros desesperados
B7
Sou Gitá, Gogoya
Em
Seu olho me olha
A7 D D7
Mas não me pode alcançar
G7
Não tenho escolha
A7 Bm
Careta, vou descartar
Em
Quem não rezou
A7 D D7
A novena de Dona Canô
Em
Quem não seguiu
A7 D D7
O mendigo Joãozinho Beija-Flor
Em
Quem não amou
A7 D D7
A elegância sutil de Bobô
Em
Quem não é recôncavo
A7 D
E nem pode ser reconvexo
[Final] D G D
Nessun commento:
Posta un commento