Nel 1972 Caetano decise di mettere in musica alcuni versi de: "O inferno de Wall Street" opera del poeta brasiliano Sousândrade, nato a Guimaraes nel 1833 e morto a Sao Luis nel 1902.
Caetano vocalizza il testo ripetendo e alternando la frase in diversi registri vocali e la trasforma in una canzone madrigalesca.
Canzone mai eseguita dal vivo.
La canzone è dedicata aGilberto Gil, suo grande amico, nonché compagno di esilio.
GILBERTO MISTERIOSO
Sol
Gil - engendra em gil rouxinol...
L'angolo delle curiosità:
Ecco un ritratto del poeta brasiliano Joaquim de Sousa Andrade, conosciuto come Sousândrade:
Altra canzone fortemente sperimentale, "Epico" si apre con rulli di tamburi e trombe, ricordando molto il tema del film 007 di James Bond.
Dopo l'intro "Hollywodiano", entrano i flauti e la voce di Caetano, che a mo' di nenia indiana, recita un testo che parla dei suoi sentimenti, della Disney e dell'inquinamento.
Come detto nei precedenti post, le canzoni di "Araça azul" sono veramente strane, sperimentali, e molto spesso prive di una vera e propria melodia, pezzi fatti da "collage" sonori, sonorità particolari e testi criptici ed ermetici, insomma un disco difficile da digerire, che infatti non ebbe un buon successo di vendite, ma che venne col tempo rivalutato dalla critica.
Sentiamoci "Epico", canzone che, come quasi tutte quelle contenute nell'album "Araça azul", non è stata mai eseguita dal vivo:
"Deus e o diabo" è una canzone del 1973, un "frevo" che venne pubblicato prima su 45 giri, con "Frevo do trio eletrico" sul lato B e poi nel 1975, inserito nel disco "Caetano...muitos carnavais" che come lo stesso titolo suggerisce comprendeva una raccolta di canzone tematiche sul carnevale.
Questa canzone ebbe anche problemi di censura, infatti il verso "Dos bofos do meu Brasil" venne ritenuto irrispettoso verso la patria. Il termine "bofos" venne quindi sostituito con "pulmoes", inoltre il verso "A rua Chile sempre chequa para quem quer" venne etichettato come "figura semantica insurrezionale".
Caetano si difese dicendo che i termini "bofos" e "pulmoes" si equivalevano, comunque il veto dopo che avvenne la sostituzione fu rimosso.
In lingua portoghese si usa "bofos" quando ci si riferisce ai pomoni degli animali, mentre "pulmoes" quando ci si riferisce a quelli umani.
Come detto in apertura siamo di fronte ad un "frevo", il termine di questo genere musicale deriva dalla parola portoghese "ferver" ovvero "bollire", sta ad indicare l'agitazione, l'effervescenza e l'euforia di questo tipo di ballo e anche del Carnevale stesso.
Nell'arrangiamento Caetano mette anche strumenti a fiato che rendono l'atmosfera ancora più frizzante, il testo è molto carino, soprattutto quando Veloso esclama: "Il carnevale è un'invenzione del diavolo, che Dio ha benedetto...".
DEUS E O DIABO
Você, tenha ou não tenha medo
Nego, nega, o carnaval chegou
Mais cedo ou mais tarde acabo
De cabo a rabo com essa transação de pavor
O carnaval é invenção do diabo
Que Deus abençoou
Deus e o diabo no Rio de Janeiro
Cidade de São Salvador
Não se grile
A rua Chile sempre chega pra quem quer
Qual é! qual é! qual é!
Qual é! qual é!...
Quem pode, pode
Quem não pode vira bode
Foge pra Praça da Sé
Cidades maravilhosas
Cheias de encantos mil
Cidades maravilhosas
Os pulmões [bofes] do meu Brasil
TRADUZIONE
Tu, che abbia o meno paura
Ragazzo, ragazza, il carnevale è arrivato
Prima o dopo ho finito
Dall'inizio alla fine con questa sensazione di paura
Il carnevale è un'invenzione del diavolo
Che Dio ha benedetto
Dio e il diavolo a Rio de Janeiro
Città di San Salvador
Non ti preoccupare
La strada Cile arriva sempre per chi vuole
Che è! che è! che è!
Che è! che è!...
Chi può farlo
Chi non può diventa capra
Fuga alla Piazza da Sé
Città meravigliose
Piene di mille incantesimi
Città meravigliose
I polmoni del mio Brasile
L'angolo delle curiosità:
Ecco la foto che ci mostra la censura che colpì inizialmente questa canzone di Veloso:
Siamo di fronte non ad una canzone ma ad un pezzo sperimentale, una sorta di collage sonoro, un po' come il "Revolution 9" dell'album bianco dei Beatles.
Gli autori accreditati di questo pezzo sono Veloso, Milton Nascimento e Ronaldo Bastos.
Nonostante Veloso sia messo tra i crediti della canzone, si tratta in realtà di una cover, un omaggio di Caetano a Monuseto, sambista brasiliano classe 1924 , morto nel 1973, anno appunto in cui fu pubblicato "Araça azul", un disco molto coraggioso e sperimentale.
Tra i crediti è menzionato anche Lanny Gordin, uno dei migliori chitarristi della scena musicale brasiliana, nato a Shangai, in Cina nel 1951. Gordin in questa traccia ci fa capire perché era così considerato dalla critica, sfoderando una "perfomance" maiuscola, ne viene fuori un samba elettrico infuocato:
"Da maior importancia" è una canzone del 1973 che Caetano scrisse per Gal Costa, che la incise per il suo album "India", due anni dopo però lo stesso Veloso registrò la canzone per il suo album "Qualquer coisa" uscito nel 1975.
La versione di Caetano è semplice e diretta, solo voce e chitarra, è una canzone "verbosa", liriche molto lunghe e una melodia di non immediata assimilazione, sicuramente non fa parte del filone "commerciale", non a caso Caetano non la eseguirà mai dal vivo, al contrario di Gal che spesso la ripropone nei suoi concerti.
Sentiamoci le versioni di Gal e Caetano:
E per finire due versioni "live" di Gal Costa, la prima degli anni '70 e la seconda più recente risalente al 2013:
"Barato modesto" è un samba che Caetano ha scritto appositamente per Gal Costa, che infatti lo registrerà per il suo album intitolato "Gal Costa", uscito nel 1973.
Come il protocollo dei samba vuole abbiamo un ritmo allegro e brioso, con percussioni, flauti e il suono squillante di un cavaquinho che si unisce a quello della chitarra.
La parte lirica è abbastanza trascurabile, bisogna solo lasciarsi prendere dalla musica e ballare, guidati dalla splendida voce di Gal Costa.
Il 1973 ci regala un nuovo album di Caetano: "Araça Azul", registrato nel 1972 a Sao Paulo.
Dopo due dischi registrati a Londra durante l'esilio, Veloso torna a registrare nel suo amato Brasile, ci regala un album molto sperimentale, fortemente ispirato alla corrente poetica del concretismo.
E' il quinto album per Caetano, senza contare l'esordio in coppia con Gal Costa e l'album "Tropicalia" realizzato insieme a molti artisti.
Sempre nel 1973 parteciperà all'evento "Phono 73 - O canto de um povo", un tre giorni di concerti avvenuti l'11 il 12 e il 13 maggio a cui parteciparono i più importanti artisti brasiliani dell'epoca: Chico Buarque, Gilberto Gil, Gal Costa, Ivan Lins, Jorge Ben, Elis Regina e tanti altri.
Da questi show fu ricavato un triplo Lp.
Ecco un video che racchiude alcune performance dell'evento, quella di Veloso è sul finire del video:
Veniamo alla canzone, "Araça azul" è un pezzo acustico molto breve e delicato che chiude l'album, intitolato anch'esso "Araça azul".
Testo abbastanza criptico, e arrangiamento che si limita alla chitarra acustica e alla voce di Caetano.
La canzone in alcuni cd è indicata anche come "Araça blue", infatti la parola "azul" sta per azzurro, blu.
La canzone è stata eseguita dal vivo in occasione del tour "Noites do norte", vediamo il video inerente:
L'angolo delle curiosità:
Caetano spiega in un'intervista radiofonica come è nata la canzone:
"You don't know me" è un'altra canzone nata durante l'esilio londinese e come molte di quel periodo è scritta in inglese, con qualche linea di portoghese qua e là.
E' contenuta nel disco Transa uscito nel 1972 ed è una traccia veramente molto interessante, sia per melodia che per arrangiamento, aprono le danze degli arpeggi di chitarra acustica e una ritmica sincopata unita ad una batteria incalzante, la voce di Caetano e dolce e soffusa ma poi il registro si alza e Veloso ci regala delle canzoni nella canzone ovvero delle piccole citazioni di altri pezzi musicali, la prima riguarda "Maria Moita" di Carlos Lyra e Vinicius de Moraes : "Nasci lá na Bahia...", la seconda è "Reza" di Edu Loba e Roy Guerra: "Laia ladaia sabadana Ave Maria...", la terza è un'autocitazione perché riguarda la canzone di Veloso "Saudosismo": Eu, você, nós dois..." e a cantarla in controcanto è Gal Costa, la quarta ed ultima è sul finale e riguarda la canzone "A hora do adeus" di Queiroga/Almeida, portata al successo da Luis Gonzaga: "Eu agradeço ao povo brasileiro..."
Fino al 2007Caetano non aveva mai suonato dal vivo "You don't know me" poi per fortuna la canzone è entrata in scaletta nel tour "Cê", l'arrangiamento è molto fedele alla versione del disco, l'unica differenza è l'utilizzo della chitarra elettrica al posto di quella acustica:
Questa versione live è uscita sia in Cd che in Dvd nel disco "Caetano Veloso- Cê Ao vivo-"
L'angolo dei video:
Veloso ha eseguito la canzone anche in duetto con Karina Zeviani, artista brasiliana e voce del gruppo "Nouvelle vague", il periodo è sempre quello del Cê Tour, quindi 2007-2008:
YOU DON'T KNOW ME
`You don't know me
Bet you'll never get to know me
You don't know me at all
Feel so lonely
The world is spinning round slowly
There's nothing you can show me from behind the wall
Show me from behind the wall
Show me from behind the wall
Show me from behind the wall
You don't know me
Bet you'll never get to know me
You don't know me at all
Feel so lonely
The world is spinning round slowly
There's nothing you can show me from behind the wall
Show me from behind the wall
C'mon an' show me from behind the wall
Show me from behind the wall
C'mon and show me from behind the wall
Show me from behind the wall
Why don't you show me from behind the wall
Nasci lá na Bahia, de mucama com feitor
O meu pai dormia em cama
Minha mãe no pisador
Laia, ladaia, sabatana, Ave Maria
You don't know me
Bet you'll never get to know me (Eu, você, nós dois, já temos un passado meu amor)
You don't know me at all (Um violão guardado, aquela flor)
Feel so lonely
The world is spinning round slowly (E outras mumunhas mais)
There's nothing you can show me from behind the wall
"Um frevo novo" è un'altra canzone facente parte del filone carnevalesco, infatti fu pubblicata la prima volta nel 1972 in un disco di vari interpreti intitolato "Carnaval chegou!", l'anno dopo uscì anche come 45 giri, con la canzone "E' coisa do destino" come lato B, per trovarla invece in un Lp di Caetano bisognerà attendere il 1977 quando uscì nel disco "Caetano...muitos carnavais".
La canzone è ispirata alla poesia "O povo ao poder" di Antonio de Castro Alves, che era un poeta brasiliano nato a Cachoeira, località sita in Bahia, nel 1847 e morto a Salvador nel 1871.
Fu un poeta che ebbe molto a cuore le grandi problematiche sociali e in breve si fece sostenitore delle cause dei poveri, degli emarginati e degli schiavi.
Alves è stato definito dalla critica un poeta "oratorio", ma anche uno scrittore originale, per il talento, la creatività, l'eloquenza, la fede negli ideali artistici e vitali.
Gli fu intitolato un teatro a Salvador, appunto il Teatro Castro Alves, dove lo stesso Veloso tenne molti concerti.
Come lo stesso titolo della canzone suggerisce, la canzone è un "frevo", uno stile musicale originario dello Stato del Pernambuco e caratterizzato da un ritmo accelerato, le sue origini derivano dai tafferugli che si venivano a creare durante il carnevale.
Caetano non l'ha mai eseguita dal vivo.
UM FREVO NOVO
A praça Castro Alves é do povo
Como o céu é do avião
Um frevo novo, um frevo
Um frevo novo
Todo mundo na praça
Manda a gente sem graça pro salão
Mete o cotovelo e vai abrindo o caminho
Pegue no meu cabelo pra não se perder e terminar sozinho
O tempo passa mas na raça eu chego lá
É aqui nessa praça que tudo vai ter que pintar.
TRADUZIONE
La piazza Castro Alves appartiene al popolo
Come il cielo appartiene all'aereo
Un nuovo frevo, un frevo
Un nuovo frevo
Tutto il mondo nella piazza
Fa andare la gente in piazza senza imbarazzo
Sgomita e fatti strada
Attaccati ai miei capelli per non perderti e per non rimanere da solo
Il tempo passa ma in gara ci arrivo
È qui in questa piazza che tutto dovrà essere dipinto.
ACCORDI
G Em Am
A praça Castro Alves é do povo
D7/9 Dm7 G
como o céu é do avião
C C#º G
um frevo novo, eu peço um frevo novo
Am
todo mundo na praça
D7/9 G
e muita gente sem graça no salão
Am D7 G
Mete o cotovelo e vai abrindo o caminho
Em Am D7 G7
Pegue no meu cabelo pra não se perder e terminar sozinho
Altra traccia contenuta nell'album "Transa", "Triste Bahia" vede Caetano musicare un testo del poeta e avvocato brasiliano Gregorio de Matos nato nel 1636 a Salvador e morto a Recife nel 1696.
Gregorio de Matos scrisse molte poesie liriche e religiose ma è rinomato soprattutto per quelle satiriche che gli hanno valso il soprannome di "Boca do Inferno" ovvero "Bocca dell'inferno".
La voce di Veloso si appoggia alla ritmica sostenuta di bonghi e chitarre acustiche e enuncia con passione il testo di de Matos che in sostanza ci descrive il decadimento della Bahia di allora, è possibile però vedere che la protesta di Gregório de Matos contro l'impoverimento di Bahia non rappresenta principalmente la difesa della città contro lo sfruttamento straniero o contro il commercio ambizioso, ciò che viene rivelato, in sostanza, è la situazione del poeta stesso come rappresentante del vecchio stato in declino (affiliato all'aristocrazia dello zucchero), di fronte all'emergere di un nuovo stato, più aperto al commercio internazionale e ai nuovi prodotti.
Sentiamoci allora questo poema in forma canzone:
Caetano non ha mai eseguito questa canzone dal vivo.
TRISTE BAHIA
Triste Bahia, oh, quão dessemelhante…
Estás e estou do nosso antigo estado
Pobre te vejo a ti, tu a mim empenhado
Rico te vejo eu, já tu a mim abundante
Triste Bahia, oh, quão dessemelhante
A ti tocou-te a máquina mercante
Quem tua larga barra tem entrado
A mim vem me trocando e tem trocado
Tanto negócio e tanto negociante
Triste, oh, quão dessemelhante, triste
Pastinha já foi à África
Pastinha já foi à África
Pra mostrar capoeira do Brasil
Eu já vivo tão cansado
De viver aqui na Terra
Minha mãe, eu vou pra lua
Eu mais a minha mulher
Vamos fazer um ranchinho
Tudo feito de sapê, minha mãe eu vou pra lua
E seja o que Deus quiser
Triste, oh, quão dessemelhante
ê, ô, galo cantou
O galo cantou, camará
ê, cocorocô, ê cocorocô, camará
ê, vamo-nos embora, ê vamo-nos embora camará
ê, pelo mundo afora, ê pelo mundo afora camará
ê, triste Bahia, ê, triste Bahia, camará
Bandeira branca enfiada em pau forte…
Afoxé leî, leî, leô…
Bandeira branca, bandeira branca enfiada em pau forte…
O vapor da cachoeira não navega mais no mar…
Triste Recôncavo, oh, quão dessemelhante
Maria pegue o mato é hora…
Arriba a saia e vamo-nos embora…
Pé dentro, pé fora, quem tiver pé pequeno vai embora…
Oh, virgem mãe puríssima…
Bandeira branca enfiada em pau forte…
Trago no peito a estrela do norte
Bandeira branca enfiada em pau forte…
Bandeira…
TRADUZIONE
Triste Bahia, oh, quanto dissimile ...
Tu sei e io vengo dal nostro vecchio stato
Povero ti vedo, ti sei impegnato con me
Ti vedo ricco, tu già io abbondante
Triste Bahia, oh, quanto dissimili
La macchina mercantile ti ha toccato
Chi è entrato nel tuo ampio bar
Mi ha cambiato ed è cambiato
Tanti affari e così tanto commerciante
Triste, oh, quanto dissimile, triste
Pastinha è già stata in Africa
Pastinha è già stata in Africa
Per mostrare la capoeira dal Brasile
Vivo già così stanco
Di vivere qui sulla Terra
Mia madre, vado sulla luna
Io più mia moglie
Facciamo un ranch
Tutto fatto di paglia, mamma mia vado sulla luna
Ed essere ciò che Dio vuole
Triste, oh, quanto dissimili
ô, ô, gallo cantò
Il gallo ha cantato, amico
ê, cocorocô, ê cocorocô, camará
sì, andiamo, andiamo, amico
ê, in tutto il mondo, ê in tutto il mondo
ê, triste Bahia, ê, triste Bahia, camará
Bandiera bianca attaccata a un bastone forte ...
Afoxé leî, leî, leô ...
Bandiera bianca, bandiera bianca attaccata a un bastone forte ...
Il vapore della cascata non naviga più nel mare ...
Triste Reconcavo, oh, quanto dissimili
Maria prendi il cespuglio è ora ...
Prendi la tua gonna e andiamo ...
Piede dentro, piede fuori, chi ha un piede piccolo se ne va ...
Le canzoni che Caetano ha scritto in collaborazione con la sorella, Maria Bethania, sono in tutto quattro: "Trampolim", "Passaro proibido", "Luz da noite", "Caras e bocas".
Oggi parleremo della prima, "Trampolim" scritta nel 1972, Bethania scrive il testo e Caetano la musica, la canzone finirà nell'album "Drama" che Maria Bethania darà alle stampe quello stesso anno.
Bethania la suonerà anche dal vivo e uscirà anche un album che contiene una versione "live" di questo pezzo, per la precisione l'album "Phono 73-O canto de um povo Vol.3",un disco uscito nel 1973 che conteneva varie esibizioni dal vivo di grandi artisti della musica popolare brasiliana, tra i quali anche Gilberto Gil, Luiz Gonzaga e Dorival Caymmi.
Caetano non l'ha mai eseguita dal vivo.
La canzone è briosa ed allegra, parla d'amore ma con ironia: "L'amore non è altro che l'atto di restare in aria prima dell'immersione" recita Bethania.
Terza collaborazione di Caetano con Moacir Albuquerque, saranno in tutto quattro.
La formula è la solita, con Veloso che scrive la musica e Albuquerque il testo, la canzone viene composta appositamente per la cantante Wanderlea, una cantante brasiliana con origini libanesi, classe 1946 che recitò anche in alcuni film brasiliani.
La canzone venne pubblicata nell'album "Carnaval chegou!" uscito nel 1972.
Caetano non la registrerà mai e non la eseguirà mai dal vivo.
Musicalmente la canzone è un frevo, un genere musicale di danza originario dello Stato del Pernambuco derivato dalla marcia e dal maxixe. E' caratterizzato da un ritmo accelerato ed è un genere che non manca mai durante il carnavale pernambucano.
Caetano Veloso conferma il suo eclettismo scrivendo la colonna sonora del film "Sao Bernardo", uscito nel 1972 per la regia di Leon Hirszman.
Il film è tratto dal romanzo omonimo di Graciliano Ramos, Leon contattò Veloso che era tornato da poco dall'esilio londinese, proponendogli di scriver una colonna sonora per il film, la cosa entusiasmò Caetano che si mise subito a lavoro.
Il film fa un uso molto moderato della musica in primo piano, scegliendo di farla suonare quasi sempre in congiunzione della narrazione.
Un primo aspetto da osservare è il carattere peculiare della musica, che, anche in relazione al cinema contemporaneo, conserva una spiccata freschezza di originalità. È possibile affermare, senza grandi rischi, che l'opzione del compositore per un canto modale senza parole e accompagnamento, con una trama polifonica molto vicina allo stile medievale, rende "São Bernardo" un film unico al mondo per il tipo di colonna sonora utilizzata.
Il materiale musicale utilizzato nella musica del film è minimo. Prevalentemente, ciò che si sente è solo la voce di Caetano Veloso, a volte in assolo, a volte con due o tre voci, intonando melodie nei modi caratteristici della musica brasiliana nord-orientale - il misolídio e il dorico. Alcune volte il canto è accompagnato da una discreta tonalità bassa. Al posto delle parole, la voce ci offre solo fonemi con un'intonazione nasale che rimanda direttamente ai suoni dei cantanti del sertão.
Per chi masticasse portoghese e avesse voglia di vederlo, ecco il film in questione:
"Nostalgia (That's what rock'n'roll is all about)" è un "divertissement" di appena un minuto e quindici secondi, posta a chiusura dell'album, forse per lasciare nell'orecchio dell'ascoltatore una sensazione di leggerezza e spensieratezza dopo la solennità e la complessità delle canzoni precedenti.
La melodia è allegra, una sorta di inno al rock'n'roll, con i controcanti fatti da Gal Costa e con una simpatica armonica a bocca ad aggiungere un elemento di allegria e briosità, chitarra e batteria si limitano all'ordinaria amministrazione.
Caetano non ha mai eseguito questa canzone dal vivo.
NOSTALGIA (THAT'S WHAT ROCK'N'ROLL IS ALL ABOUT)
You sing about waking up in the morning
But you're never up before noon
You look completely different from those straights
Who walked around on the moon
The clothes you wear
Would suit and old times balloon
You're always nowhere
But you'll realize pretty soon
That's all that you care
Isn't worth a twelve bar tune
You won't believe you're just one more flower
Among so many flowers that sprout
You just feel faintly proud when you hear they shout
Very loud: "you're not allowed in here, get out"
That's what rock'n roll is all about
That's what rock'n roll is all about
I mean, that's what rock'n roll was all about
TRADUZIONE
Canti di svegliarti la mattina
Ma non ti alzi mai prima di mezzogiorno
Sembri completamente diversa da quei rettilinei
Chi camminò sulla luna
I vestiti che indossi
Sarebbero adatti e ai vecchi tempi del palloncino
Non sei sempre da nessuna parte
Ma ti renderai conto molto presto
Che tutto ciò che ti interessa
Non vale una melodia di dodici battute
Non crederai di essere solo un altro fiore
Tra tanti fiori che spuntano
Ti senti solo vagamente orgogliosa quando senti che gridano
A voce alta: "non ti è permesso entrare qui, esci"
Questo è il significato del rock'n roll
Questo è il significato del rock'n roll
Voglio dire, questo è il significato del rock'n roll
ACCORDI
(E E7)
You sing about waking up in the morning
But you're never up before noon
(A A7)
You look completely different from those straights
Who walked around on the moon
B7
The clothes you wear
A7 (E E7)
Would suit an old times baloon
B7
You're always nowhere
A7 (E E7)
But you'll realize pretty soon
B7
That all that you care
A7 (E E7) A A# B
Isn't worth a twelve bar tune
(E E7)
You believe you're just one more flower
Among so many flowers that sprout
(A A7)
You just feel faintly proud when you hear they shout
"Nine out of ten" è forse la traccia più bella dell'album "Transa" e anche Caetano la pensava così, infatti in un'intervista, ricordando la canzone, disse: "E' l'unica canzone che veramente mi piace di quelle che ho composto durante l'esilio londinese".
Caetano riesce a creare una curiosa e riuscita mistura tra pop inglese e sonorità e ritmiche brasiliane, il tutto condito con una spruzzatina di reggae, musica a cui Veloso si avvicinò molto durante il periodo londinese.
L'arrangiamento della canzone, così come quello di tutto il disco, è molto curato, molto intrigante il suono della chitarra elettrica che sul finire del pezzo ci regala un assolo trascinante anche se magari non tecnicamente impeccabile, ma è proprio la sua natura grezza a piacere.
Il testo è tutto in inglese ma Caetano non rinuncia a pronunciare un "muito vivo" per ricollegarsi al suo amato Brasile.
In questa canzone trasuda tutta la sua voglia di vita, soprattutto dopo quanto passato in Brasile, con la reclusione di un paio di mesi ed ora costretto a vivere lontano dai suoi cari, in un paese freddo e così diverso dal suo Brasile, ecco allora Caetano urlare che si sente "Muito vivo", molto vivo, pronto a catapultarsi lungo Portobello road, la nota via londinese spesso teatro di un mercatino dove è possibile trovare di tutto, dai capi di vestiario ai dischi.
Non manca il riferimento al grande schermo: "Nove stelle del cinema su dieci mi fanno piangere", Caetano infatti ha sempre avuto un debole per il cinema, pensando addirittura ad un certo punto della sua vita di intraprendere la carriera di regista (si toglierà comunque in seguito lo sfizio di realizzare un film:"O cinema falado" nel 1986). Quando era ragazzo tra l'altro era un grande fan del cinema neorealista italiano, aveva divorato i film di Rossellini, Fellini e De Sica, di quest'ultimo in particolare adorava "Umberto D." del 1952, film visto svariate volte e che lo faceva sempre piangere, proprio come il dice il testo di "Nine out of ten". Caetano era anche un grande fan di Michelangelo Antonioni, con cui ebbe anche il piacere di trascorrere delle serate insieme e a cui dedicò anche una canzone intitolata proprio "Michelangelo Antonioni".
Nel 1984 Caetano pubblica un nuovo album chiamato "Velô" e decide di incidere di nuovo la canzone, con un arrangiamento più moderno, il suono è molto influenzato da quella che era la moda degli anni '80, con tastiere e sintetizzatori, ci sono anche delle piccole variazioni rispetto all'originale, con l'aggiunta di coretti e assoli di chitarra wah-wah. Una versione molto bella e intrigante, ma continuo a preferire l'originale.
Passiamo alle versioni dal vivo della canzone, la prima che vediamo risale alla metà degli anni '80 e vede Caetano eseguire la canzone con l'arrangiamento dell'album "Velô", ad assistere alla performance sul palco insieme a Veloso c'è Chico Buarque che poi eseguirà una sua composizione chiamata "Hino de Duran":
Per trovare un'altra esecuzione live della canzone dobbiamo arrivare al 2007, quando viene eseguita durante il tour "Cê", questa volta l'arrangiamento è più vicino alla versione originale:
Dopo due esecuzioni "elettriche" ecco anche una stupenda versione acustica, eseguita insieme a Gilberto Gil durante il tour "Dois Amigos, Um Século de Música" iniziato nel giugno del 2015:
Nel marzo del 2021Caetano esegue la canzone in uno special televisivo in cui ricorda il periodo londinese dell'esilio, ecco questa versione solo voce e chitarra:
NINE OUT OF TEN
Walk down Portobello road to the sound of reggae
I'm alive
The age of gold, yes the age of
The age of old
The age of gold
The age of music is past
I hear them talk as I walk, yes I hear them talk
I hear they say
Expect the final blast
Walk down Portobello road to the sound of reggae
I'm alive
I'm alive and vivo, muito vivo, vivo, vivo
Feel the sound of music banging in my belly, belly, belly
And I know that one day I must die
I'm alive
Yes I know that one day I must die
I'm alive
I'm alive and vivo muito vivo, vivo, vivo
In the Eletric Cinema or on the telly, telly, telly
Nine out of ten movie stars make me cry
I'm alive
Nine out of ten movie stars make me cry
I'm alive
Nine out of ten movie stars make me cry
I'm alive, alive, alive, alive, alive, alive
Walk down…
TRADUZIONE
Scendendo per Portobello Road al suono del reggae
Sono vivo
L'età dell'oro, sì l'età dei
L'età dei vecchi
L'età dell'oro
L'era della musica è passata
Li sento parlare mentre cammino, sì, li sento parlare
Ho sentito che dicono
Aspettati l'esplosione finale
Scendendo per Portobello Road al suono del reggae
Sono vivo
Sono vivo e vivo, molto vivo, vivo, vivo
Senti il suono della musica che mi risuona nella pancia, pancia, pancia
E so che un giorno dovrò morire
Sono vivo
Sì, lo so che un giorno dovrò morire
Sono vivo
Sono vivo e vivo molto vivo, vivo, vivo
Al Cinema Eletric o in televisione, in televisione, in televisione
Nove stelle del cinema su dieci mi fanno piangere
Sono vivo
Nove stelle del cinema su dieci mi fanno piangere
Sono vivo
Nove stelle del cinema su dieci mi fanno piangere
Sono vivo, vivo, vivo, vivo, vivo, vivo
ACCORDI
[Intro]
Dm - C - Bb - G
[Verse]
Dm C Bb
Walk down Portobello road to the sound the reggae
G
I'm alive
Dm C
The age of gold, yes the age the age of old
Bb
The age of gold
G
The age of music is past
Dm C
I hear them talk as is walk a hear them talk
Bb
I hear they say
G
Expect the final blast
[Verse]
Dm C Bb
Walk down Portobello road to the sound the reggae
G
I'm alive
Dm C
I'm alive and vivo muito vivo, vivo, vivo
Bb G
Feel the sound of music banging in my belly, belly, belly
Dm C Bb
And I Know that one day I must die
G
I'm alive
Dm C Bb
Yes I know that one day I must die
G
I'm alive
[Verse]
Dm C
I'm alive and vivo muito vivo, vivo, vivo
Bb G
In the Eletric Cinema or on the telly, telly, telly
Dm C Bb
Nine out of ten movie stars make me cry
G
I'm alive
Dm C Bb
nine out of ten film stars make me cry
G
I'm alive
L'angolo delle foto:
Ecco una foto di "Portobello road", strada citata nella canzone: