lunedì 27 settembre 2021

Ciclo



Collaborazione "anomala" per Caetano, infatti con "Ciclo" decide di mettere in musica un poema di Nestor de Oliveira, anche lui come Veloso nato a Santo Amaro, nel lontano 1913 e morto nel 1979.
Nestor oltre ad essere un poeta era anche professore, ed ebbe come alunno proprio Caetano Veloso.

Caetano, ancora adolescente, studiava al Ginásio Teodoro Sampaio quando, un giorno, il maestro portoghese recitò, con una bella voce di poeta, una sua poesia intitolata Ciclo. Il ragazzo, attento, copiò il testo, lo portò a casa, si sedette al pianoforte e disegnò una melodia per i versi. Nacque la prima composizione del futuro genio di MPB. 

Ma non è stato il solo Caetano Veloso ad essere ispirato da Oliveira, che è stato un faro per un paio di generazioni e per un'intera città.

Nestor era un poeta e ha vissuto la vita di un poeta. Bohémien a tempo pieno, devoto amante delle donne, totalmente disinteressato alle stupide burocrazie che impoveriscono la vita, su insistenza dei suoi amici, si è candidato come consigliere negli anni '70 ottenendo tanti voti. Divenne sindaco.

Intellettuale di spicco, poeta dei più grandi, compagno e amico di Édio Souza, Clóvis Amorim, Godofredo Filho e Jorge Amado.

Non fu Caetano però ad incidere questa canzone, che fu donata invece a Maria Bethania che la registrò per il suo album del 1983 intitolato proprio "Ciclo".
L'arrangiamento del pezzo non è molto elaborato, la splendida voce di Maria, una chitarra classica e niente più. Godiamocela:



 

CICLO

Passa o tempo e a vida passa

E eu, de alma ingênua, acredito

Num sonho doce infinito

Plenitude, enlevo e graça.

Que, sem tortura ou revolta,

Estou cantando ao luar.

Vamos dar a meia volta

Volta e meia vamos dar.

Depois, a estrada poeirenta,

Os pés sangrando em pedrouços

E apaziguando alvoroços,

A alma intranqüila e sedenta.

Murchessem todas as flores

E a correnteza das horas,

As trevas sobre as auroras

E os derradeiros amores.

Recordo o passado inteiro

E as voltas que o mundo dá.

Meu limão, meu limoeiro,

Meu pé de jacarandá.

E aquele ao léu do destino

Que inspirou tanto louvor.

Cajueiro pequenino

Carregadinho de flor.

Passa o tempo e eu fico mudo.

Ontem ainda, a ciranda.

Vida à toa, a trova branda

Agora envolvendo tudo:

O vale nativo, os combros,

Várzea, montanha, devesa,

Essa poeira de escombros

De que se nutre a tristeza.

Velho, recordo o menino

Que resta de mim, sei lá.

Cajueiro pequenino,

Meu pé de jacarandá.

TRADUZIONE

Il tempo passa e la vita passa

E io, con un'anima ingenua, credo

In un dolce sogno infinito

Pienezza, rapimento e grazia.

Che, senza tortura né rivolta,

Sto cantando al chiaro di luna.

giriamoci intorno

Ogni tanto lo faremo.

Poi la strada polverosa,

I piedi sanguinano a pezzi

E calmando il tumulto,

L'anima inquieta e assetata.

appassiscono tutti i fiori

E la corrente delle ore,

l'oscurità sopra le albe

E gli amori finali.

Ricordo tutto il passato

E le svolte che prende il mondo.

Il mio limone, il mio limone,

Il mio albero di palissandro.

E quello ai margini del destino

Questo ha ispirato così tante lodi.

piccolo albero di anacardio

Carico di fiori.

Il tempo passa e io sono senza parole.

Ieri, la ciranda.

La vita per niente, la palla morbida

Ora coinvolgendo tutto:

La valle natia, le combro,

pianura alluvionale, montagna, mosto,

questa polvere di macerie

Ciò che si nutre di tristezza.

vecchio, mi ricordo il ragazzo

Quello che resta di me, non lo so.

piccolo albero di anacardio,

Il mio albero di palissandro.

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